Un salotto che non ti aspeContinuità espressivatti

Gli spazi privati e comuni devono far sentire l’ospite in un “contenitore” coerente e confortevole

Doveri progettuali, vincoli, esigenze plurime, materiali, benessere sensoriale. Ecco alcuni principi regolatori della progettazione dell’hospitality. Spazi pensati per offrire al fruitore, fuori dalla routine domestica, una dimensione del comfort immersiva che coinvolge gli aspetti istintivi, affettivi e logici della persona. Ecco perché la progettazione dell’hospitality, che si muove sul crinale che separa la personalizzazione degli spazi e la loro stessa spersonalizzazione, è una delle espressioni dell’architettura più complesse in quanto contempla la progettazione del benessere degli ospiti e la sostenibilità gestionale di uno spazio che è a tutti gli effetti il cuore pulsante di un’attività economica.

Ne abbiamo parlato con Antonio Iraci, architetto elegante per eccellenza che interpreta il vuoto definendone i confini attraverso linee continue di diversa consistenza materica, per marcarne la presenza o suggerirne l’assenza.

“Progettare uno spazio dedicato ad un pubblico variegato - dice Iraci - non è mai semplice, in quanto necessita una valutazione generale in base alle aspettative, in tutto ciò è dominus il sito. E’ importante capire la relazione tra gli elementi essenziali e i vari servizi annessi che nell’insieme riescono a soddisfare il fruitore. Naturalmente il luogo deve esprimere, a mio avviso, una logica di continuità espressiva tra le varie parti che compongono gli spazi sia privati (la camera) sia comuni (ristorante, bar, spa) in maniera tale da far sentire l’ospite in un “contenitore” coerente e non in tanti di diversa natura. Ovviamente - continua Iraci - il benessere è derivante da un’attenta distribuzione spaziale dell’insieme, le stanze devono colpire per estetica, creando una emotività immediata ma contemporaneamente devono soddisfare i movimenti, le abitudini, dimostrando concretamente i benefici derivanti dalla corretta distribuzione dei pochi spazi di utilizzo senza che ciò generi incroci e malumori. E poi gli spazi tecnici, che devono necessariamente essere rappresentati in modo chiaro e con facilità di accesso. Oggi c’è grande ricerca di materiali innovativi ma l’ospite privilegia sempre i materiali tradizionali, sebbene connessi alle novità tecnologiche che aumentano il comfort dando ovviamente all’ambiente un valore aggiunto. Il mio studio in funzione del sito cerca sempre di ridurre ed utilizzare pochi materiali, per unificare in un unico mood lo stile dello spazio hospitality, che diventa contestualmente la nostra firma. E se invece lo spazio da progettare è contestualizzato in una ristrutturazione, che prevede già l’uso dei materiali esistenti ancorati al luogo, preferisco sempre trovare una connessione con essi senza mai ripeterli anacronisticamente. Ed è proprio l’insieme armonico fra spazi, vuoti e materiali ad offrire il comfort sensoriale che non è mai prerogativa esclusiva di un prodotto posizionato nel mercato del benessere, tutt’altro. E’ parte integrante del contesto e la lettura di utilizzo assume i criteri di libertà assoluta senza percorsi precostituiti.”

Testo di Rosita Romeo
Foto di Archivio studio Antonio Iraci