Una scatola di cioccolato

Il progetto del bar Cristini nasce dall’esigenza non solo di un cambio gestione ma di un vero e proprio cambio generazionale utile a riconsiderare spazi, ambienti e strutture nonché le stesse finalità di un bar finora pensato esclusivamente come classica caffetteria e gelateria. I nuovi committenti hanno espresso al contrario la volontà di realizzare un ambiente in grado di declinarsi in molteplici funzioni e in grado di trasmettere l’immagine di un luogo sempre aperto, atto a trasformarsi camaleonticamente a seconda degli orari della giornata. Così il bar per le colazioni della mattina diventa locale alla moda per fare un brunch, luogo di ritrovo per un aperitivo, lounge bar per le ore notturne. La trasformazione strutturale e architettonica degli spazi si è dovuta confrontare con la difficoltà effettiva di sormontare vincoli come le altezze non elevate, scomodi impianti a soffitto, dimensioni modeste. In circa 65 metri quadrati di uno spazio alto non più di tre metri si doveva realizzare un luogo cult della città, elegante e accattivante al contempo. La prima idea è stata quella di trasformare i setti murari in una scatola di cioccolato che potesse racchiudere anche le antiestetiche tubature a soffitto. Smalti e resine color cioccolato hanno uniformato le reali dimensioni del locale arrivando a rappresentare una sorta di quinta teatrale pronta a dar vita a tre sfoglie bianche e lucide vero punto di forza del progetto. Queste ultime vengono pensate come forme organiche che, librando nello spazio, lo caratterizzano con dilatazioni e compressioni prospettiche. Le sfoglie sono rivestite in gel coat lucido, materiale molto utilizzato in campo nautico e si muovono leggere nell’ambiente. Unici elementi di contrasto a esse sono i faretti orientabili posizionati a mo’ di cratere. Le sfoglie, disposte su tre livelli, sono riflettenti e moltiplicano la percezione degli spazi. Accanto a queste, sobrio ed elegante, è posto un lungo bancone a L realizzato totalmente in corian, elemento geometrico dal design rigoroso; pur essendo inevitabilmente cuore tecnico e funzionale del locale, lo stesso si cela dietro la forza di questa sorta di pannelli che sembrano fluttuare all’interno dello spazio. La luce rappresenta l’elemento che permette di distinguere e identificare i diversi orari del locale oltre che le sue diverse finalità; se di giorno la luce è garantita da dicroiche direzionali e ioduri metallici diretti sul bancone, di notte è affidata a lampade cilindriche di diversi diametri e altezze, realizzate in lycra verde marcio. Le superfici che avvolgono le sfoglie sono caratterizzate da vetri retro verniciati dello stesso colore delle pareti; lo spazio appare così più ampio, su di essi vengono collocate delle mensole in corian. Gli arredi del locale sono tutti realizzati in ferro smaltato bianco e pelle tecnica con trattamenti color cioccolato che rievocano la scatola dell’ambiente. Il progetto si conclude con una parte esterna caratterizzata dalla presenza di un’ampia pedana in legno che accoglie tavoli e pouff oltre che panche fisse ottenute da un nastro di legno che si solleva dal pavimento creando particolari geometrie e lasciando al di sotto lo spazio per teche di vetro retroilluminate contenenti della corteccia. Una vetrata apribile a pacchetto e priva di telai permette, scorrendo su un binario sospeso, di isolare acuzticamente e fisicamente l’ambiente in caso di necessità.

Testo di Barbara Piccolo
Foto di Francesco Galli


Intervento: Cristini Lounge Bar
Luogo: provincia di Roma
Progettista: Andrea Lupacchini
Committente: Andrea Cristini
Anno di redazione: 2008
Anno di realizzazione: 2010