Nuove dinamiche urbane

“Lavoriamo affinchè il nostro spettatore finale percepisca ed interagisca con lo spazio che abbiamo costruito intorno a lui. Quello che vogliamo è che i nostri hotel raccontino storie.”

Finisce così la biografia dello studio CaberlonCaroppi a cui quando chiediamo quali sono le principali esigenze da soddisfare nella progettazione di un hotel Ermanno Caroppi risponde candidamente “sembrerà banale, ma è quella di fare una bella dormita”. Ecco uno degli spazi di progettazione più delicati, l’hotellerie, dove oltre a una serie di “doveri” architettonici e gestionali le funzioni primarie da soddisfare sono quelle del comfort, spaziale e sensoriale, all’interno di uno spazio limitato che ha lo scopo di riprodurre l’eccellenza della residenza domestica.

“La progettazione di un edificio che si approccia ad un tessuto urbano, a prescindere dalla sua funzione finale, necessita di un accurato ragionamento compositivo (pianificazione compositiva). Non solo da un punto di vista estetico del costruito ma soprattutto da un punto di vista di dinamiche antropologiche che influiscono successivamente sulla rivalutazione o meno del quartiere o della zona in cui il nuovo edificio si colloca. Quando ci siamo approcciati a questo tipo di progettazione abbiamo sempre valutato sia l’impatto estetico che quello funzionale, cercando di creare edifici che dessero un apporto positivo al tessuto urbano in cui si collocavano. Soprattutto all’estero in paesi come il Kazakistan, ad esempio, ci troviamo a dover affrontare progettazioni in contesti nuovi o desolati, questo ci spinge a cercare di costruire un luogo che non solo diventi un segno di “riconoscimento” ma soprattutto un polo di “riferimento” per dare il via a delle dinamiche di rivalutazione che porteranno beneficio non solo all’hotel ma anche all’intero sistema urbano. La principale esigenza che ha un ospite dei nostri hotel, sembrerà banale, ma è quella di fare una bella dormita. Dare questo servizio non è così semplice, poichè non è necessario solamente scegliere un letto confortevole, ma a questo vanno accostate scelte progettuali che aumentino il comfort generale dello spazio. L’insonorizzazione attenta dell’ambiente, la qualità visiva e materica degli interni, la funzionalità del layout spaziale e degli elementi al suo interno. Ecco perché i materiali sono un elemento cardine della progettazione alberghiera poichè sono sia principio estetico e caratterizzante dello spazio che anche simbolo di qualità e durabilità degli ambienti. La scelta materica varia non solo a seconda del contesto territoriale ma soprattutto a seconda delle esigenze dettate dalla tipologia alberghiera che si sta trattando. Ad esempio un hotel business prediligerà materiali esteticamente più sobri ma che abbiano una resistenza elevata dato l’uso frequente e continuo. Un boutique hotel o un hotel in fascia lusso invece prediligeranno materiali più caratterizzanti e preziosi anche se potenzialmente più delicati. Questo perché, come in ogni aspetto della progettazione, anche la scelta dei materiali ha come incipit un ragionamento di contestualizzazione. L’hotel – conclude Caroppi – deve offrire all’ospite un’esperienza di spensieratezza, che non è cosa semplice. La camera d’hotel è una sorta di macchina perfetta, ogni suo ingranaggio va pensato in relazione agli altri. L’insonorizzazione, la matericità, la funzionalità degli arredi e degli spazi non sono secondi all’impatto estetico, necessitano invece una convivenza armonica col tutto così da far arrivare al fruitore una sensazione di comfort fluida. Concludo con un esempio: pensare all’illuminazione di una camera non è cosa banale, si dovrà non solo rispettare aspetti tecnici ma anche creare suggestioni oltre che coprire ogni possibile esigenza dell’ospite. Tutto questo però deve racchiudersi in pochi tasti, comprensibili e fruibili. Ecco perché la camera d’hotel deve essere una macchina perfetta: bella, funzionale ma soprattutto user friendly”.

Testo di Rosita Romeo
Foto di Archivio studio CaberlonCaroppi