Un salotto che non ti aspetti

Un’architettura diventa socialmente iconica quando l’architetto è talmente innovativo da rendersi conto dei bisogni inespressi della società e da progettare un edificio in grado di soddisfarli

“Progettiamo la forma dei nostri edifici, ma poi sono gli edifici a modellare la nostra vita”. Frase probabilmente detta da Winston Churchill, ma che importa avere la certezza della fonte se propugna una innegabile verità? Ne abbiamo parlato con Attilio Giaquinto, architetto torinese, dai comportamenti inequivocabilmente sabaudi, fondatore nel 1999 dello studio G*AA, un gruppo in questi anni cresciuto e diventato un riferimento sia sul territorio nazionale, dove si è radicato, che in campo internazionale. Oggi Attilio Giaquinto (G*AA Studio) è entrato a far parte di un progetto ancora più ampio, che vedrà uniti tre importanti studi torinesi che daranno vita alla”Studio Solution”.

“Dalla sua nascita - dice Giaquinto - l’architettura ha fortemente caratterizzato la società di un particolare periodo storico, influenzandone il modo di vivere e troppo spesso gli architetti contemporanei si dimenticano che anche nella progettazione di uno spazio privato si può in qualche modo incidere nella vita “sociale” dei cittadini.
Come? Progettando edifici curati e coerenti con il contesto, realizzandoli con le più recenti tecnologie per il risparmio energetico, progettando spazi al piano terra che invoglino imprenditori all’apertura di attività socialmente e culturalmente edificanti; rendendo il progetto, anche con l’aiuto di competenze multidisciplinari nuove, un’occasione di compenetrazione e di evoluzione. Ovviamente - continua Giaquinto - le domande dei fruitori dell’architettura sono le più disparate e sono spesso diverse a seconda della loro cultura, età, nazionalità e del luogo in cui l’architettura verrà realizzata. Penso che la sfida più grande per un architetto oggi sia la capacità di analizzare tutte queste esigenze e di tradurle nella sintesi e nell’interpretazione più coerente possibile dei “bisogni” della città e dei cittadini. Un’architettura diventa socialmente iconica quando l’architetto è talmente innovativo da rendersi conto dei bisogni inespressi della società e da progettare un edificio in grado di soddisfarli. Ecco perché non penso che esistano materiali che più di altri esprimano al meglio l’architettura. Il risultato finale non dipende da un prodotto ma dalla capacità di mettere assieme gli elementi che costituiscono il tutto. Mi affascinano sia l’utilizzo di materiali importati da altre discipline sia di quelli nati per alcuni scopi ed usati in modi alternativi. In questo periodo storico, ad esempio, l’attenzione per una progettazione volta al risparmio energetico e alla sostenibilità mi porta ad utilizzare materiali ecosostenibili e a cercare di “sfruttare” le risorse che l’ambiente offre”.

Ciò significa che l’architettura è responsabile della salute del pianeta così come lo è della salute dell’individuo

“Il benessere abitativo è figlio di uno studio approfondito del perché nasce un edificio e viene conseguito a fronte di un progetto ben studiato e attraverso la scelta dei materiali più adatti.
Troppo spesso vengono progettati edifici incompatibili con le esigenze e i desideri dei fruitori, dimenticando completamente che l’architettura deve essere al servizio del cittadino. Credo che il benessere abitativo - conclude - si possa raggiungere ogni qualvolta in cui si mette l’uomo al centro del proprio progetto a tal punto che ogni scelta valorizzi e tenga presente, sempre, questo parametro, che è diventato ormai il principio regolatore del progettista”.

Testo di Rosita Romeo
Foto di archivio Studio G*AA